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Una delle strade che potevano percorrere i Porcupine Tree all'indomani di "Signify" poteva sicuramente essere quella intrapresa dai portoghesi Saturnia e contraddistinta da uno stile musicale che parte dalla psichedelia moderna, ma che si distingue per una indovinata contaminazione di vari generi. Il disco si apre con la title-track, attraverso cui possiamo ascoltare sonorità liquide e facenti riferimento agli storici corrieri cosmici, il che rappresenta già un interessante biglietto da visita. L'influenza della scuola tedesca si può ravvisare anche nella successiva "Kozmische", nella quale, però, emergono anche ritmi elettronici e melodie orientali. "Sunflower" farebbe bella figura su "The sky moves sideways" dei Porcupine Tree col suo incedere ipnotico, mentre i ritmi rilassati di "Lava lamp" inducono suggestioni prog-psichedeliche di rara bellezza. Questo che è un vero e proprio magnetismo è avvertibile anche nella più ostica e sperimentale "Planetarium", che presenta una struttura curiosa, rimandando alle alterazioni della celebre "Echoes" floydiana. "Vimana" sembra una sorta di jam esotico-spaziale; infine, c'è la conclusiva "Omnia" che riprende certe soluzioni che saranno gradite a chi ama i migliori (i primi) Porcupine Tree. In sostanza, siamo di fronte ad un "trip-prog" sognante ed affascinante, costruito attraverso tastiere, chitarra elettrica, sitar, tabla, pulsioni elettroniche, suoni della natura e parti cantate sulla scia dei Floyd di "Meddle". Lo space-rock dei Saturnia sa essere tecnologico e accattivante attraverso una musica in cui i vari ingredienti sono ben dosati: space-rock cosmico, ambient, Pink Floyd psichedelici, India, un pizzico di modernità sull'esempio dei Massive Attack. Il flusso sonoro estatico offerto dalla band lusitana può forse spiazzare ad un primo ascolto, ma non ci vuole poi molto a lasciarsi rapire dalle magiche (oniriche si dice in questi casi) atmosfere contenute in "Hydrophonic gardening".

Arlequins 2005 Peppe Di Spirito